Lo strumento per le PMI in Horizon 2020


Opportunità per le imprese dell’Unione Europea

Nel quadro promozionale a sostegno dell’accesso delle PMI italiane agli strumenti di finanziamento comunitario, l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha organizzato un Seminario dal titolo: LO ‘STRUMENTO PER LE PMI’ IN HORIZON 2020. Opportunità per le imprese dall’Unione Europea.

Il seminario che si è tenuto a Milano organizzato da ICE Agenzia istituto ha avuto l’obiettivo di fornire informazioni operative sullo Strumento per le PMI di Horizon 2020, il programma europeo dedicato alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo tecnologico del nuovo ciclo 2014-2020.

Con questo strumento dedicato, si è inteso incoraggiare la partecipazione delle Piccole e Medie Imprese al programma Horizon 2020, sostenendone le attività di ricerca e di innovazione, con modalità di partecipazione e meccanismi di finanziamento semplificati.

Riportiamo alcune tra le presentazioni che ci sono sembrate le più significative:

La prima è una panoramica di cosa è cambiato nel nuovo programma  europeo e come sono cambiate le regole per la partecipazione, come vengono ripartiti i fondi, a chi sono destinati e per cosa sono destinati.

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La seconda  vuol essere una piccola linea guida per capire come i valutatori lavorino e come si orientano nel dare il loro parere e valutazione, quale l’approccio che li orienta e come sono organizzati al loro interno.

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La terza presentazione attiene ad una giovane Start – up taletuosa – University of Insubria Spin off   (Como- Varese) che ha ottenuto ben 3 finanziamenti, sia nella fase di progettazione e prototipazione, che in Horizon 2020, dunque in fase di commercializzazione di prodotto.
La giovane azienda ci è apparsa molto preparata, accorta e geniale.

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Europa 2020 – al palo come nel settennale passato


L’Italia un paese incapace di utilizzare le risorse economiche che provengono dal’Europa per fare una effettiva ed efficare leva al rinnovamento e all’innovazione.

Leggiamo da Agenda Digitale le  stesse osservazioni, le stesse impostazioni del settennale passato, ma aggiungono che è necessario coinvolgere il mondo della finanza e attuare ingegneria finanziaria, e non possiamo che attenderci gli stessi risultati, se non peggiori.

Da Agenda Digitale ci viene detto:

“Ci sono 11.5 miliardi di euro per fare Agenda Digitale, ma non abbiamo imparato a spenderli”
Ecco tutto quello che bisogna sapere sulle risorse economiche disponibili al 2020. Le risorse sono sufficienti. Senza adeguate competenze e strumenti finanziari si rischia però di non usarle al meglio o, peggio, di non usarle affatto. Il primo passo concreto per attuare l’Agenda Digitale è nella direzione di un coinvolgimento attivo della comunità finanziaria

LOsservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano ha censito le risorse messe a disposizione dalla Comunità europea dal 2014 al 2020 e fatto stime prudenziali sulle dotazioni che possono essere considerate impiegabili per l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana. Complessivamente possiamo contare su 11,5 mld euro dal 2014 al 2020, pari a circa 1,65 mld euro l’anno. Tali risorse sono allocate su due diverse tipologie di fondi:

  • Fondi strutturali: gestiti dagli stati membri che, sulla base di Programmi Operativi (PO) e attraverso le loro amministrazioni centrali e locali, ne dispongono l’assegnazione ai beneficiari finali. L’analisi di tutti i codici di investimento dei 74 PO Nazionali (PON) e Regionali (POR) dell’Italia (60 dei quali sono già stati approvati dalla Commissione europea) ci ha consentito di stimare 1,27 mld € l’anno come disponibili per attuare le politiche nazionali di digitalizzazione.
  • Fondi a gestione diretta: gestiti direttamente dalla Commissione europea e assegnati agli utilizzatori finali previa partecipazione a bandi (come ad esempio quelli di Horizon 2020). Nella programmazione 2014–2020 i fondi disponibili per tutti i Paesi europei sono pari a circa 82 mld €, di cui è ragionevole pensare che l’Italia riesca a catturarne circa 7 mld € (l’8,5% del totale). Il 38% di questi fondi è stato verificato essere destinabile all’attuazione dell’Agenda Digitale, per un totale all’anno di circa 0,38 mld €.

I fondi europei strutturali e a gestione diretta potrebbero essere sufficienti a coprire le necessità di spesa pubblica in innovazione digitale che sono specificate nei due piani strategici redatti dall’AgID. Infatti:

  • nella Strategia italiana per la banda ultralarga sono previsti 6 mld € di investimenti per la PA, a cui abbinare un cofinanziamento privato dipendente dalla propensione delle imprese di telecomunicazioni a investire in zone che attualmente presentano una bassa richiesta di connettività;
  • nella Strategia per la crescita digitale 2014–2020 il fabbisogno previsto è quantificato in 4,6 mld €, di cui 1,5 già stanziati e 3,1 da recuperare su risorse nazionali o fondi strutturali.
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