Multicanalità: opportunità o minaccia per i publisher


In questi ultimi mesi è in corso una rivoluzione nella distribuzione dei contenuti mobile guidata da giganti quali Google, Facebook e Apple, che sempre di più stanno rafforzando (o acquisendo nel caso di Apple) la loro posizione di canale con il quale fare i conti nei confronti dei publisher.

Questi cambiamenti portano a modi nuovi e innovativi di diffusione dei contenuti, lasciando gli editori in una corsa continua nel cercare di rimanere alla pari.

Sebbene le intenzioni dichiarate siano quelle di migliorare l’esperienza utente con un caricamento delle pagine da mobile molto più veloce tramite formati ottimizzati e strumenti appositi, è chiaro che il loro intento è quello di ampliare la loro quota di mercato nell’advertising da mobile e di legare sempre più gli utenti che usano le loro piattaforme: questo è un altro fattore da tenere in considerazione nella propria strategia di monetizzazione.

Inoltre negli ultimi anni si è discusso molto spesso di strategie multi canale, che tuttavia si risolvevano perlopiù in versioni ottimizzate dei siti per il mobile in modalità responsive e pubblicazione di qualche feed per aggregatori esterni e app mobile, e non in una vera multi canalità intesa come strategia alla base del prodotto e delle scelte tecnologiche.

Se fino a qualche tempo fa avere siti pienamente responsivi era sufficiente per catturare il traffico proveniente dai dispositivi mobile (o meglio, non esserne esclusi, anche per via delle regole di posizionamento dei motori di ricerca e dell’esperienza utente), oggi questo non è più vero e siamo in una situazione in cui un opportuno approccio multi canale che parte dagli aspetti tecnologici è diventato necessario per non rimanere esclusi dai radicali cambiamenti in corso.

E’ dunque importante per chi scrive e pubblica contenuti conoscere questi nuovi canali per capirne l’impatto, decidere su quali formati puntare e verificare se la loro piattaforma tecnologica (leggasi CMS) è idonea per rispondere rapidamente al cambiamento.

Come funzionano le tre piattaforme e quali scegliere

Sebbene i formati di Facebook Instant Articles (FBIA), Google Accelerated Mobile Pages (AMP) e Apple News Formar siano simili a livello concettuale, hanno modi anche molto diversi per essere utilizzati.

In tutti e tre i casi il concetto di base è di rendere i contenuti statici come articoli e post dei blog più veloci nel caricamento da mobile e fornire un’esperienza complessiva più da app che da sito web, con qualche limite al branding dell’editore.

A livello di singola piattaforma l’implementazione è invece differente:

  • AMP è utilizzato nelle ricerche su Google tramite browser mobile (opzionalmente Google può anche fungere da CDN) e su altri media quali LinkedIn, Twitter, ecc.
  • Gli Instant Articles sono visibili solo nell’app di Facebook.
  • Gli articoli pubblicati su Apple News sono disponibili solo per chi ha dispositivi mobile della Apple.
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Personal Branding


2016 di cambiamento è il tempo di Personal Branding.
Il personal branding è un processo attraverso cui un’azienda o una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace. Il personal branding adotta le tecniche utilizzate dal Marketing per promuovere i prodotti commerciali e le adatta per la promozione dell’identità delle singole persone e delle aziende (piccole e medie imprese o aziende personali). L’obiettivo in entrambe i casi è il brand positioning ovvero, per citare Ries e Trout, posizionare nella mente dell’utente il brand (o il nome del professionista) associato a una precisa peculiarità, a un concetto che inequivocabilmente lo distinguerà dai concorrenti.

Con il personal branding si influenza l’utenza, attraverso esperienze da far vivere al cliente (experiential marketing).

Chi applica il personal branding al web ha lo scopo di creare una rete di seguaci attraverso social media e Blog personali ed eventi (formazione e fiere di settore) con l’obiettivo di aumentare la propria web reputation.

I professionisti utilizzano software di monitoraggio della reputazione digitale che applicano diverse operazioni dette di social media Monitoring in grado di valutare la soddisfazione dell’utenza, di fare indagini di mercato e di monitorare le tendenze dei propri follower con operazioni di listening.

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