Google Global Market Finder


La panoramica sulle risorse a disposizione delle imprese per espandere il proprio business nei mercati emergenti comprende anche alcuni efficaci strumenti online: “Global Market Finder” è il tool creato da Google per offrire supporto agli utenti (professionisti e imprese) che vogliono approfondire la richiesta di servizi e prodotti in un determinato Paese.
Pochi lo conoscono, eppure potrebbe essere utile a molti. Il uso nome è Global Market Finder ed è uno dei moltissimi strumenti che Google mette a disposizione dei propri utenti.

Questo prezioso tool, può fare al caso di tutti i professionisti e le aziende che stanno pensando di espandere il proprio business all’estero. Prima che un’impresa compia questo passo, deve ovviamente comprendere in quali mercati c’è maggior richiesta dei beni o servizi da lei prodotti; Google Global Market Finder è finalizzato proprio a ciò.

Con Global Market Finder, infatti, per una determinata keyword è possibile ottenere la traduzione automatica in tutte le lingue corrispondenti alle diverse versioni di Google e, per ognuna di esse, il numero di ricerche effettuate, la competitività e il CPC.

Si comincia inserendo il proprio Paese di origine,la lingua e le keywords di riferimento. Dopo avere inserito tutte le informazioni richieste, si otterrà una mappa mondiale che, a seconda dell’intensità della tonalità di blu vi mostrerà quali sono gli stati in cui vengono effettuate maggior richieste su Google per quelle parole chiave. Le statistiche dettagliate, invece, vi mostreranno per ogni Paese i dati di cui parlavamo precedentemente, ossia il numero delle ricerche mensili, il costo per click di un’eventuale campagna adwords e la competitività.

L’obiettivo è quello di identificare, seppure approssimativamente, quali possono essere i mercati che offrono maggiori chance di investimento, semplicemente monitorando le ricerche online relative a una keyword specifica (che fa riferimento al bene o al servizio offerto) tradotta in varie lingue.  Il servizio consente di visualizzare una mappa mondiale e statistiche dettagliate selezionando l’area geografica di riferimento, mercati emergenti compresi.

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Europa 2020 – al palo come nel settennale passato


L’Italia un paese incapace di utilizzare le risorse economiche che provengono dal’Europa per fare una effettiva ed efficare leva al rinnovamento e all’innovazione.

Leggiamo da Agenda Digitale le  stesse osservazioni, le stesse impostazioni del settennale passato, ma aggiungono che è necessario coinvolgere il mondo della finanza e attuare ingegneria finanziaria, e non possiamo che attenderci gli stessi risultati, se non peggiori.

Da Agenda Digitale ci viene detto:

“Ci sono 11.5 miliardi di euro per fare Agenda Digitale, ma non abbiamo imparato a spenderli”
Ecco tutto quello che bisogna sapere sulle risorse economiche disponibili al 2020. Le risorse sono sufficienti. Senza adeguate competenze e strumenti finanziari si rischia però di non usarle al meglio o, peggio, di non usarle affatto. Il primo passo concreto per attuare l’Agenda Digitale è nella direzione di un coinvolgimento attivo della comunità finanziaria

LOsservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano ha censito le risorse messe a disposizione dalla Comunità europea dal 2014 al 2020 e fatto stime prudenziali sulle dotazioni che possono essere considerate impiegabili per l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana. Complessivamente possiamo contare su 11,5 mld euro dal 2014 al 2020, pari a circa 1,65 mld euro l’anno. Tali risorse sono allocate su due diverse tipologie di fondi:

  • Fondi strutturali: gestiti dagli stati membri che, sulla base di Programmi Operativi (PO) e attraverso le loro amministrazioni centrali e locali, ne dispongono l’assegnazione ai beneficiari finali. L’analisi di tutti i codici di investimento dei 74 PO Nazionali (PON) e Regionali (POR) dell’Italia (60 dei quali sono già stati approvati dalla Commissione europea) ci ha consentito di stimare 1,27 mld € l’anno come disponibili per attuare le politiche nazionali di digitalizzazione.
  • Fondi a gestione diretta: gestiti direttamente dalla Commissione europea e assegnati agli utilizzatori finali previa partecipazione a bandi (come ad esempio quelli di Horizon 2020). Nella programmazione 2014–2020 i fondi disponibili per tutti i Paesi europei sono pari a circa 82 mld €, di cui è ragionevole pensare che l’Italia riesca a catturarne circa 7 mld € (l’8,5% del totale). Il 38% di questi fondi è stato verificato essere destinabile all’attuazione dell’Agenda Digitale, per un totale all’anno di circa 0,38 mld €.

I fondi europei strutturali e a gestione diretta potrebbero essere sufficienti a coprire le necessità di spesa pubblica in innovazione digitale che sono specificate nei due piani strategici redatti dall’AgID. Infatti:

  • nella Strategia italiana per la banda ultralarga sono previsti 6 mld € di investimenti per la PA, a cui abbinare un cofinanziamento privato dipendente dalla propensione delle imprese di telecomunicazioni a investire in zone che attualmente presentano una bassa richiesta di connettività;
  • nella Strategia per la crescita digitale 2014–2020 il fabbisogno previsto è quantificato in 4,6 mld €, di cui 1,5 già stanziati e 3,1 da recuperare su risorse nazionali o fondi strutturali.
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