Marino Golinelli il suo Opificio – da Alpha Wasserman a Alpha Sigma


Ottobre 2015  – Ha aperto le porte l’Opificio Golinelli, l’ambizioso progetto a cui l’imprenditore Marino Golinelli, patron della casa farmaceutica Alpha Wassermann , lavora da tempo con dedizione attraverso la sua Fondazione. Ideato come una vera e propria cittadina per la conoscenza, l’Opificio sorge adiacente all’area industriale tra via Emilia Ponente, Prati di Caprara e via Paolo Nanni Costa, occupata fino al 2008 dalla Società Fonderie Sabiem e ora dismessa.

Sul versante imprenditoriale il consolidamento nel mercato farmaceutico italiano dell’  Alfa Wassermann e Sigma Tau con l’accordo per un progetto di aggregazione industriale rappresenta la capacità di due importanti aziende farmaceutiche di saper essere innovatori per assicurare un futuro all’insegna della crescita. La casa del Patron e filantropo Marino Golinelli manterrà il 70/ del controllo

  «Questo progetto rappresenta un raro esempio nel settore farmaceutico di due importanti realtà industriali italiane che, con un atto di fiducia nelle potenzialità del proprio Paese, uniscono le forze per meglio competere a livello globale» ha dichiarato Stefano Golinelli, ceo di Alfa Wassermann, aggiungendo: «Mettendo in comune il patrimonio di uomini, prodotti e competenze frutto della nostra storia consolideremo la nostra presenza nel mercato domestico, rafforzeremo la presenza in altri importanti Paesi e porremo le basi per un ulteriore sviluppo».

 

 

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International Marketing fattore strategico di competitività


Anche a causa del perdurare della recessione, è ormai ampiamente diffusa la consapevolezza che, nell’ambito delle grandi sfide che l’Italia deve necessariamente superare per difendere la propria competitività, quelle sul fronte  dell’innovazione e dell’internazionalizzazione riteniano essere essenziale. In mancanza di ciò, il nostro paese non sarà in grado di mantenere la sua capacità di competere allineata al mutare delle condizioni ambientali, con tutte le negative conseguenze che è facile presagire.
Per quanto riguarda in particolare l’internazionalizzazione, benché tale logica sia largamente condivisa, essa non ha ancora trovato adeguato riscontro sul piano delle strategie aziendali concretamente poste in essere. Basti pensare che, nonostante l’emergere di nuovi mercati fino a un decennio fa pressoché inaccessibili, il numero delle impresevesportatrici è cresciuto in misura molto limitata, superando oggi di poco le 207.000 unità.

Per le imprese italiane, in particolare per quelle di non grandi dimensioni, tradizionalmente radicate nei nostri distretti industriali l’integrazione nei mercati globali implica  un profondo ripensamento strategico. Le dinamiche innescate dall’attuale fase della globalizzazione hanno infatti reso irrealistica la concezione del distretto industriale quale «stabilimento di produzione» ad alto grado di integrazione verticale, capace di operare come un’isola autosufficiente.

Gli investimenti nel campo della ricerca, del design e dell’innovazione rappresentano dunque la prima direzione sulla quale occorre intensificare l’impegno, al fine di innalzare il tasso di creatività, di originalità, di perfezione tecnica e prestazionale dei nostri prodotti. In mancanza di ciò, non sarà possibile esercitare una difesa attiva nei confronti dei prodotti provenienti dai paesi emergenti (il cui livello qualitativo è destinato a progredire sempre più).

L’incremento degli sforzi in materia di ricerca e sviluppo non è però sufficiente se poi non si riesce a far fluire verso il mercato i risultati della ricerca.

Nel momento in cui un’impresa intensifica gli investimenti nella ricerca, ovvero a monte della catena del valore, occorre altresì che a valle, nella distribuzione e sul mercato, essa sia in grado di presidiare con la massima efficacia i fattori (marche, canali di distribuzione,  forza di vendita, comunicazione, servizi pre e postvendita) che concorrono a creare valore per il cliente e, quindi, valore per l’impresa. Tali fattori devono essere gestiti per ciascuno dei paesi esteri in cui l’impresa intende espandersi, con adeguata considerazione delle loro peculiarità.

Nel nuovo scenario globale, il marketing – data la sua naturale attitudine a cogliere tempestivamente i segnali di cambiamento – è dunque chiamato a svolgere un ruolo di grande rilievo, concorrendo a diffondere una cultura del mercato e della concorrenza di tipo avanzato, in grado di affrontare le sfide competitive poste dalla globalizzazione dei mercati. Se si considera però il ruolo modesto assegnato al marketing in molte delle nostre imprese (nelle quali i rapporti con i mercati internazionali sono ancora sovente gestiti da un «ufficio export», con funzioni di tipo prevalentemente burocratico e amministrativo), è immediato comprendere come il compito non sia per nulla agevole.

 

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